Sotto il cielo di Kuala Lumpur: una riflessione sull'etica dell'incontro.

Ci sono viaggi che cominciano con un biglietto aereo e finiscono con una valigia piena di souvenir. E poi ci sono quelli che ti attraversano dentro, che ti cambiano.

Tempo di lettura: 2 minuti

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Di cosa vi parlo qui:

  • Lโ€™etica dellโ€™incontro umano
  • Differenza tra cortesia formale e presenza vera
  • Il digitale come spazio di relazione, non solo esecuzione
  • Lโ€™etica nei progetti: ascolto, tempo, autenticitร 

  • Lโ€™etica come spazio di incontro

    Il mio viaggio in Malesia รจ stato uno di questi. Non tanto per i grattacieli svettanti di Kuala Lumpur, nรฉ per le sue luci notturne che accarezzano le Torri Petronas come fossero preghiere moderne. รˆ stato un viaggio nell’anima dellโ€™altro, in quel terreno fertile dove si coltivano i valori che resistono al tempo e alle culture.
    Percorrendo la Malesia, mi sono trovata seduta davanti a un mondo che corre, che si evolve, che si fonde. Musulmani, buddisti, cristiani, indรน: un caleidoscopio di volti, di abitudini, di preghiere silenziose e sorrisi condivisi.

    Ma ciรฒ che mi ha colpito piรน di ogni altra cosa รจ stata lโ€™etica gentile delle persone. Una gentilezza che non รจ solo cortesia, ma un vero e proprio codice morale radicato nel rispetto, nell’accoglienza, nella capacitร  di ascoltare prima di parlare.

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    Una gentilezza che non รจ forma, ma sostanza. Non cortesia automatica, ma presenza reale.

    Sono atterrata, sola, senza un’agenzia a consigliarmi e sostenermi, a Kuala Lumpur con mezzo cuore in Europa, mezzo spirito sospeso tra aspettative e paure. Mi aspettavo una metropoli frenetica, e invece ho trovato unโ€™umanitร  disarmante. Unโ€™energia diversa, piรน rotonda.ย 

    In Malesia non sei mai solo, anche quando non conosci nessuno; รจ un luogo che ti accoglie senza invaderti e fin da subito mi รจ sembrato evidente che qui lโ€™etica non รจ una parola astratta, ma una pratica quotidiana.

    Nelle interazioni โ€” dal tassista al barista, dal funzionario, alle donne con cui mi sono confrontata โ€” cโ€™era qualcosa di profondo: un rispetto che parte dallo sguardo; un ascolto autentico. Nessuno ti chiede cosa fai, ma come stai.
    Dopo qualche giorno ho percepito un forte e radicale cambiamento interiore: meno orientata alla performance, piรน predisposta alla presenza.

    In Occidente siamo spesso abituati a confondere la professionalitร  con la distanza; in Malesia ho imparato lโ€™opposto: lโ€™etica dellโ€™incontro รจ prossimitร , รจ fare spazio all’altro, senza sovrastarlo; รจ sapere che ogni scambio, anche il piรน breve, puรฒ avere una risonanza profonda.

    Nel mondo del lavoro, e ancor di piรน nel digitale, siamo orientati ad ottimizzare tutto: tempo, conversazioni, empatia. Ma in quel mondo multiculturale e spiritualmente stratificato di Kuala Lumpur, ho ritrovato un principio che avevo trascurato: la lentezza รจ un gesto etico.

    Fermarsi, ascoltare, riconoscere lโ€™altro non come funzione (cliente, fornitore, collaboratore) ma come essere umano intero.

    Ho pensato spesso al concetto di Adab, termine malese mutuato dall’etica islamica, che indica il comportamento appropriato in ogni circostanza: rispetto, modestia, equilibrio.
    รˆ unโ€™etica dellโ€™agire che non ha bisogno di manifesti, perchรฉ si trasmette attraverso il gesto quotidiano; un poโ€™ come accade con i valori di un brand davvero coerente: non urlano, si percepiscono.

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    Cosa cโ€™entra tutto questo con il lavoro?

    Tutto.

    La progettazione digitale non รจ mai solo un processo tecnico: รจ un incontro tra intenzioni, visioni, aspettative.ย 
    Elementi di una relazione.

    Non esiste innovazione senza etica dellโ€™incontro.
    Puoi creare il miglior sito del mondo, la strategia di comunicazione piรน sofisticata, il funnel piรน performante… ma se manca la qualitร  umana, lโ€™intelligenza relazionale, il rispetto dei tempi e dei valori dellโ€™altro, sarร  solo unโ€™altra operazione sterile.

    Sotto il cielo caldo e umido di Kuala Lumpur ho riscoperto una metrica diversa:

    Non piรน solo “quanto abbiamo fatto, quanto cose abbiamo prodotto” ma soprattutto “come ci siamo incontrati, quanta veritร  cโ€™era nello scambio, quanta fiducia ci ha unito e quanto ancora andiamo avanti. Insieme. “

    E tu, come stai incontrando lโ€™altro?

    Nel tuo team, nei tuoi progetti, nella tua comunicazione.
    Stai creando valore, o solo movimenti?

    A volte basta cambiare prospettiva, cultura, contesto per accorgersi che ciรฒ che davvero fa la differenza in un progetto รจ la qualitร  umana che lo abita.
    Ed รจ proprio da lรฌ che nasce la fiducia, e con essa, tutto รจ possibile: innovazione, crescita, trasformazione.

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    Vuoi uscire dalla tua comfort zone?

    Affidati a chi giร  lo ha fatto e ha portato un po’ di persone con sรจ.

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